Jolek Blog ~ Per chi non ha la scienza infusa

6Dec/110

La scienza in cuffia

Introduzione

Non credo sia un segreto per nessuno se scrivo, così per cominciare questo post, che amo alla follia i scientifici. Li trovo belli, interessanti, capaci di collegare istantanemente il pubblico con chi la la fa e la respira. A volte basta un tono vocale diverso, una domanda particolare, o semplicemnete una risata a comunicare il vero spirito della ricerca. E' uno dei pochi modi che conosco per avvicinare il pubblico ai temi scientifici, e creare un link (quello vero) fra il creatore del podcast e il fruitore dello stesso. Attraverso i podcast ho imparato molte cose, ho ascoltato la voce degli scienziati famosi, e ho imparato ad apprezzarne il carattere. C'è lo scienziato timido, che è la prima volta che lo intervistano; c'è lo scienziato un po' più smaliziato, che sa cosa deve dire, e come lo deve dire; e c'è poi quello che sa la parte a memoria, e, a forza di ripeterla, si scorda i passaggi fondamentali e si sente un po' prima donna. E poi c'è il comunicatore. C'è quello che interloquisce confidenzialmente, lasciando così che esca il carattere dello scienziato. E c'è quello che studia a menadito la parte, e segue un canovaccio che mira a far comprendere l'argomento di cui si parla. E poi c'è ovviamente quello bravo (ma bravo bravo) che sa fare entrambe le cose.

Le regole

Non ci sono delle regole sempre valide. Ognuno ha le sue e le sue sono migliori delle altre. Dipende dal tipo di argomento, dal tipo di puntata, dall'occasione per cui si realizza il podcast. Di solito le puntate standard sono un po' ingessate, fatte per rispettare l'appuntamente settimanale (a volte bi-settimanale, come vedremo). Le puntate speciali invece si concedono qualcosa di più, e sono quelle che di norma escono meglio. Si sente a pelle che il giornalista le fa perché davvero ne sente il bisogno (si perché, a lungo andare, diventa una necessità), autoconcedendosi delle libertà stilistiche che altrimenti non avrebbe. E il prodotto ultimo ne guadagna.

Come nel scritto, anche in quello audio valgono le famose (famigerate) 5W: chi, cosa, quando, dove e perché. Da quelle regole non si scappa. Ma è anche un modo informale (forse fra i più informali) di comunicare la scienza, e quindi lo scopo ultimo non è (o forse non dovrebbe essere) soltanto quello di "comunicare", ma anche (o forse sopratutto) quello di incuriosire. Più curiosità, stimoli e spunti lascerai all'ascoltatore, più avrai fatto il tuo dovere. Non c'è il potere dello schermo, ma quello dell'audio che, probabilmente, ha maggiore capacità di colpire l'immaginario collettivo.

Fate una prova: provate a guardare questo video e poi tornate a leggere.

Ora provate a chiudere gli occhi e ri-cliccate play. Cosa vi ha colpito di più: le immagini o l'audio? E' una verità che non ci raccontiamo quasi mai, ma l'udito ha una particolare capacità di creare emozioni che la vista non ha. Ecco perché, nonostante l'avvento della tv, la radio non è mai morta e probabilmente mai morirà.

Tecniche

Non potete sapere tutto. Affidatevi a chi ne sa più di voi, fidelizzate una "rete" di scienziati che, all'occorrenza, possono darvi una mano per capire concetti che per voi non sono chiari. Questo passaggio è importante. Quando un ricercatore riceve una mail da voi con richiesta di intervista, deve capire che ha di fronte qualcuno che sa come comunicare con lui, o meglio, che parla la sua stessa lingua. Altrimenti, immergetevi, fate un enorme bagno di umiltà, e chiedete al diretto interessato di spiegare i dettagli della sua ricerca. Non abbiate la smania di sapere tutto di tutto. Se state facendo un podcast scientifico, conoscete una microsezione dell'intero mondo della scienza. Sta a voi migliorare nel corso del tempo, e imparare da chi ne sa più di voi.

Dividete l'intervista in tre passaggi. Il primo, in cui comunicherete con colui che dovrete intervistare. Più è confidenziale la chiacchierata, più si sbilancerà sui dettagli "pepati" che daranno corpo all'intervista. Il secondo, in cui strutturerete (con lui ) una serie di domande. Attenzione: siete voi il comunicatore, lui è l'esperto. Tenete fermi alcuni punti, e sugli altri siate liberi di trattare. Il terzo: l'intervista vera e propria.

I tempi

In un podcast da 30 minuti (stesso concetto vale per una presentazione, una conferenza, o altro che convolga lo stimolo attentivo) il massimo di attenzione che vi potete aspettare è dai 6 ai 10 minuti all'inizio e 5-6 minuti alla fine. Non c'è da meravigliarsi, è così. La curva dell'attenzione ha le sue regole, e in una comunicazione piatta, senza interruzioni, senza musica, jingle, piccole variazioni di stile, l'ascoltatore è portato a togliere le cuffie dalle orecchie. Vi giocate tutto nei primi 2-3 minuti: è lì che avviene la scelta. Se siete stati efficaci, vuoi l'argomento, vuoi il modo di proporlo, allora avrete guadagnato un ascoltatore. Altrimenti lo avrete perso.  Ecco perchè normalmente i podcast scientifici hanno durate di 20-30 minuti, e, se hanno durate maggiori, tendono a non trattare un solo argomento, ma due o tre. Anche questa è una verità che non ci diciamo: l'ascoltatore, se l'argomento non gli interessa, "scrolla" più avanti nella speranza di trovare qualcosa che gli piace e quindi rimanere ad ascoltare. E voi, magari avete lavorato 4 giorni per riempire 30 minuti. E' così. C'è differenza fra creazione e fruizione. La comunicazione è diventata veloce, rapida, forse troppo. Siamo abituati al link, non all'approfondimento. Questo è un male, ma chi comunica deve fare i conti con questo stato di cose.

Tempo fa salvai questa immagine. Giusto per avere chiaro sempre di cosa stiamo parlando:
Ultimo, ma non per importanza: non stiamo comunicando all'appassionato di scienza. Se le cose funzionano, il nostro podcast arriverà nelle orecchie di chi non mai ascoltato scienza in vita sua. Tenetelo a mente, e siate chiari anche nei concetti che a voi possono sembrar banali.

Consigli

  • Il concetto è importante? Ripetetelo spesso nel corso della trasmissione. Serve a farlo ricordare.
  • L'intervistato si inceppa? Niente paura, intervenite voi, risegnalate il concetto che stava comunicando e fatelo ripartire. Lei/lui sarà felice, e voi pure.
  • Siete voi ad aver fatto un e(o)rrore? Capita, e non vale la pena cospargersi il capo di cenere. Semplicemente comunicate il concetto giusto ed ammettete di aver sbagliato. La fidelizzazone dell'ascolto è importante.
  • Non vi riascoltate? Male. Riascoltatevi sempre. E' l'unico modo per scovare gli errori, e per capire in cosa migliorare. Siate umili, non c'è fretta. State imparando anche voi.
  • 128 kbps uguali a 320, tanto è un mp3? Sbagliato. La qualità dell'audio è importante. Controllatela sempre, e evitate accuratamente le interviste verso i cellulari. L'audio è pessimo.
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