Jolek Blog ~ Per chi non ha la scienza infusa

30Nov/110

Per chi, e come

Mentre mi accingo, con grande lentezza, pacatamente ma anche velocemente, a completare la serie di post sui podcast scientifici esteri, mi è tornata alla mente una animata discussione sull'essenza del scientifico. Per chi lo facciamo, a che scopo, e quali dovrebbero essere i nostri interlocutori.

Ronzano, 6 ottobre 2010, "Comunicare la " organizzato dalla European Genetic Foundation. Era ormai finita la prima giornata, e tutto era andato liscio. Liscio vuol dire che noi uditori ce ne eravamo stati buoni buoni ad ascoltare senza fiatare, e i conferenzieri avevano espresso il loro verbo dall'alto della cattedra. Nulla di nuovo sotto il sole, è così che funziona un . A dir la verità, molto di buono si era sentito dalla bocca di Elisabetta Tola (of course), Flavio Fusi Pecci (one man show) e Telmo Pievani. Io però, che non mi faccio mai i fatti miei, e che avevo in mente tutto quello che, di bello, stava esplodendo in quei mesi sul web scientifico, continuavo a domandarmi come mai in quella sede nessuno si facesse le domande

  • chi è un giornalista scientifico?
  • dove sta andando il giornalismo scientifico?
  • qual'è il suo scopo?
  • a chi si dovrebbe rivolgere?

Parto dall'ultima, che ritengo la più importante: a chi si dovrebbe rivolgere. È opinione comune che il giornalismo scientifico (come la scientifica, come la ) si dovrebbe rivolgere al pueblo unido che jamas sera vencido. Un atto estremamente democratico di diffusione della conoscenza, rivoluzionario, e capace di cambiare il corso della storia. Mentre però, un tempo (senza andare troppo lontano: 10 anni fa) il "verbo scientifico" era destinato a molti ma non a tutti, con l'esplosione del web, e delle enciclopedie come wikipedia, e dei blog, i concetti scientifici sono diventati sempre meno oscuri e sempre più accessibili al pubblico. Non basta certo un'infarinatura di matematica e di trigonometria per fare comunicazione, ma di certo, se guardiamo al futuro, la condivisione delle conoscenze porterà al tanto desiderato innalzamento generale della cultura scientifica. A quel punto ci porremo la domanda: chi è un giornalista scientifico? Chi ha le conoscenze no di certo, perché non bastano le conoscenze per essere dei bravi comunicatori. E allora chi? Chi conosce le regole della comunicazione? Forse si. E anche fin qui nulla di nuovo.

Sta di fatto però che, se tutto parte davvero da un atto rivoluzionario capace di modificare il corso della storia, il futuro compito del giornalista scientifico sarà non solo quello di  "comunicare la scienza" ma anche e sopratutto di "comunicare i metodi del giornalismo scientifico", con lo scopo ultimo di rendere il lettore "giornalista di se stesso".  Non soltanto quindi le fonti, ma anche il metodo utilizzato per miscelarle sapientemente. Vi risparmio (per amor di linguaggio) le reazioni di chi, in quel momento, era seduto in cattedra, e di molti degli uditori.

Ecco cosa temo: che i (che non hanno nulla da perdere) questo l'abbiano capito da un pezzo e ci stiano comunque provando, mentre i giornalisti (che da perdere hanno la loro posizione di giornalisti) non abbiano alcun interesse a farlo nè adesso nè nel futuro.

È proprio vero: chi ha il pane non ha i denti, e chi ha i denti, non sono i suoi.

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